Ostuni

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Ostuni

La Città Bianca Ostuni è un comune italiano di 32.507 abitanti[1] della provincia di Brindisi in Puglia. Nota anche come Città Bianca, per via del suo caratteristico centro storico interamente dipinto con calce bianca. Insieme a Taranto e Santa Maria di Leuca, costituisce uno dei vertici ideali della penisola salentina. Rinomato centro turistico, nel 2008, 2009, 2010, e 2011 ha ricevuto la Bandiera Blu e le cinque vele di Legambiente per la pulizia delle acque della sua costa e per la qualità dei servizi offerti. Nel 2005, inoltre, la Regione Puglia ha riconosciuto il comune come “località turistica”.

Geografia Fisica

Ostuni sorge su tre colli ad una altezza di 218 metri s.l.m.. È situato a 8 km dalla costa adriatica nell’Altosalento. La Murgia, sulle cui propaggini sud orientali si trova la città, è una zona carsica costituita essenzialmente da calcari cretacei. È perciò una zona piuttosto arida e priva di corsi d’acqua: al loro posto le cosiddette “lame”, letti torrentizi a carattere stagionale, dai solchi poco profondi e dalle pareti ripide. Altra caratteristica geologica del territorio sono le “gravine”, dei burroni carsici. Le attività economiche più importanti sono il turismo e l’agricoltura (soprattutto ulivi e viti). Importanti e numerose le presenze di strutture dette “masserie”, ovvero antiche fattorie fortificate presenti sia nella selva ostunese che nella marina, dove si svolgeva l’attività agricola dei grossi proprietari terrieri.

Storia

Le origini Il territorio di Ostuni era già frequentato nel paleolitico medio (50.000-40.000 anni fa) da cacciatori neanderthaliani. La zona collinare, sede di numerose grotte, offriva perfetti rifugi naturali per le primitive comunità umane. Nel paleolitico superiore le tracce di presidi umani diventano più consistenti: gli scavi effettuati hanno permesso il rinvenimento di reperti ossei e ceramici. Tuttavia, la testimonianza più eclatante rimane il ritrovamento dello scheletro della “donna di Ostuni”, una donna di circa 20 anni prossima al parto e del suo feto, scoperta fatta dal Prof. Donato Coppola dell’Università Aldo Moro di Bari. Il corpo, deposto in una grande buca, è in posizione contratta, col capo ricoperto da una sorta di cuffia composta da centinaia di piccole conchiglie. L’appartenenza della donna ad un gruppo di cacciatori è documentata dai resti del corredo, ossia selci e denti di cavallo e di bue primitivo. La sepoltura, denominata Ostuni 1º, è unica al mondo: risalente a circa 25.000 anni fa, è collocata nella grotta di Santa Maria di Agnano, presso l’omonima masseria. Un calco di questa sepoltura può essere esaminato presso il “Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale”, nell’ex convento delle Monacelle, nel centro storico di Ostuni. Al neolitico appartengono invece gli insediamenti di Lamaforca e San Biagio, mentre reperti dell’età del bronzo sono stati ritrovati negli scavi in zona Lama Morelli. Il primo nucleo cittadino fu fondato dai Messapi, un’antica popolazione italica che stanziata nel Salento nel VII secolo a.C.; i Messapi furono abili costruttori di strade e città e scelsero l’ubicazione per la città in cima a un colle dalle pareti molto ripide (murex in latino, da cui proviene per l’appunto il termine Murgia) molto interessante dal punto di vista strategico. Recenti scavi nei pressi del foro Boario (la zona prospiciente le mura medievali), hanno permesso il rinvenimento di tombe del IV – II secolo a.C., che documentano la presenza di un centro abitato, la cui estensione andava dai fianchi della collina alla piana digradante verso il mare. Nel III secolo a.C. anche il Salento fu conquistato dai Romani e con esso la città. Sul periodo romano le fonti dicono molto poco, probabili tracce rimangono in alcune masserie, sorte sulle fondazioni di antiche ville romane. Poco si sa anche riguardo all’etimologia della parola Ostuni: probabilmente, deriva dall’eroe eponimo Sturnoi, compagno di Diomede, che dopo la Guerra di Troia l’avrebbe fondata; successivamente i Romani la chiamarono “Sturninum”. Il termine tuttavia potrebbe essere mediato dal messapico o più probabilmente dal greco “Astu Neon” (“astu” cittadella fortificata, “neon” nuova).

Il Medioevo

La città bianca Con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, Ostuni, come il resto d’Italia fu percorsa da Ostrogoti, Longobardi, Saraceni e strenuamente difesa dal potere imperiale esercitato dai Bizantini. Durante il periodo bizantino, nell’876 diventò diocesi e diede rifugio ai monaci basiliani provenienti da Siria ed Egitto; minacciati dai Turchi , ma soprattutto dall’iconoclastia, i monaci si rifugiarono nelle stesse grotte che avevano dato rifugio agli uomini preistorici. Fra l’XI e il XIII secolo i Normanni conquistarono gli insediamenti bizantini in Puglia unificandoli sotto la Contea di Puglia istituita Roberto il Guiscardo e poi divenuta Ducato di Puglia. I normanni intensificarono inoltre la coltivazione dell’ulivo e provvidero a stabilire con precisione i confini della Città. Nel XII secolo Goffredo III, conte di Lecce e funzionario del re Ruggero II di Sicilia, con giurisdizione militare sulla Terra d’Otranto, costruì un castello sulla cima del colle più alto di Ostuni; oggi di quella costruzione imponente e ben fortificata, rimangono solo una torretta e il giardino (Giardino Zurlo). Il feudo ostunese risulta di rilevante importanza militare, tanto da fornire al regno normanno dodici Cavalieri di cui alcuni extra moenia. Ostuni viene integrata nell’ampio territorio della contea normanna di Lecce e nel Principato di Taranto. Con gli Svevi Ostuni si sviluppò notevolmente. Federico II del Sacro Romano Impero intese liberare Ostuni dai suoi vincoli feudali e prendere sotto la sua diretta e particolare protezione la città facendo del suo castello insieme a quello di Oria Taranto e Brindisi perno della difesa imperiale in Apulia e rendendolo esente da tasse e controlli di funzionari. Il castello Ostunese esercitava inoltre totale autorità sul casale di Carovigno. Nel XII secolo il sistema portuale dell’area adriatica sotto l’autorità di Ostuni è ampliato dallo sviluppo della piccola Petrolla, oggi Villa Novaa[6]. Indice dell’espansione sull’Adriatico di Ostuni. Nel 1182 Tancredi Conte di Lecce e signore di Ostuni, concede al vescovo ed ai cittadini ostunesi di fondare un centro presso San Nicola di Petrolla e di popolarlo[8]. È in oltre concesso un mulino ed un forno, riservandosi il diritto di amministrarvi la giustizia. Il centro viene rilevato nel percorso di ritorno dalla terza crociata di Filippo II Augusto re di Francia nel 1191 et recedens, inde transitum fecit.. per villam que dicitur la Petrolle. È l’imperatore Federico II del Sacro Romano Impero a dare la maggiore spinta propulsiva per lo sviluppo del casale. Il 9 ottobre 1239 Federico II ordina ad Andrea di Acquaviva, giustiziere di Terra d’Otranto di verificare perché il suo predecessore Filippo di Maremonte non sia riuscito a far ripopolare Petrolla nonostante il suo ordine. Il 29 febbraio 1240 rinnova l’ordine allo stesso giustiziere e richiede di far pervenire ad cameram nostram una relazione completa. Pervenuta puntualmente il 6 aprile 1240. Ostuni si aprì al commercio con gli Angioini, i quali costruirono nuove fortificazioni per la città e rifondarono, sulle rovine dell’antica Petrolla, il porto di Villanova (la frazione costiera del paese). La particolarissima conurbazione del borgo medievale, con le case addossate le une alle altre e la presenza di domus palatiate a più piani, risale proprio a questo periodo storico e si spiega sia con esigenze difensive sia col voler sfruttare appieno in larghezza ed altezza tutto lo spazio disponibile all’interno delle mura. Ostuni fu circondata da nuove mura con torrioni circolari in periodo aragonese: furono aperte quattro porte, delle quali oggi si conservano solo Porta Nova risalente al XII secolo e ricostruita nel XV secolo e Porta San Demetrio del XIII secolo.

Dal Rinascimento al Risorgimento

Nel 1506 Ostuni passò al ducato di Bari di Isabella d’Aragona e della figlia Bona Sforza: sotto il dominio spagnolo cominciò così il periodo d’oro della città, sia dal punto di vista economico che culturale. I duchi concessero a Ostuni onori e privilegi, rafforzarono le fortificazioni delle mura cittadine e dotarono il litorale delle torri Pozzella (oggi diroccata) e San Leonardo. Il periodo rinascimentale corrisponde anche al massimo sviluppo urbanistico della città: il numero di abitanti tocca ormai quota 17.000. All’impianto medievale del centro storico si aggiungono numerosi nuovi edifici. Ma nel XVII secolo cominciò una fase di declino: infatti nel 1639 Filippo IV d’Asburgo, a fronte dei debiti per la guerra dei trent’anni, vendette Ostuni agli Zevallos, una famiglia di mercanti che trattò la città alla stregua di feudo personale: anche la popolazione crollò al di sotto dei 10.000 abitanti. Fu durante questo periodo storico che la peste imperversò nella zona, pur risparmiando proprio Ostuni: questo perché era invalso l’uso di imbiancare le abitazioni con la calce, in quanto disinfettante naturale. Questa pratica non solo bloccò il contagio, ma, protrattasi nel tempo, rende ancora oggi la Città Bianca così peculiare a distanza di secoli. Con i Borboni la città fiorì nuovamente. Ostuni si espanse in direzione dei vicini colli di Casale, Cappuccini, Sant’Antonio e Molino a Vento. Il centro della vita cittadina si spostò da piazza del Moro all’odierna piazza Libertà, dove si trova oggi il Municipio (e una volta sede del Convento dei Francescani). Fu proprio in questa piazza che Giuseppe Greco, nel 1771, innalzò la colonna in onore di Sant’Oronzo, il quale secondo la tradizione popolare aveva preservato la città dal contagio della peste. Ai primi dell’Ottocento, sull’onda degli ideali dell’illuminismo, anche Ostuni venne attraversata da tumulti insurrezionali: vennero fondati un circolo della Giovine Italia e una rivendita carbonara. Durante questi moti Ostuni fu la prima città della Puglia a innalzare il tricolore.

Ostuni oggi

Dal secondo dopoguerra a oggi, accanto allo sviluppo dell’agricoltura e dell’industria di trasformazione ad essa correlata (olio, mandorle, vino), la città è diventata una rinomata meta turistica, riuscendo a valorizzare i suoi beni culturali, storici e architettonici. Numerosi villaggi turistici, come ad esempio Rosa Marina, sono sorti sul litorale, uno dei più puliti della costa pugliese. Nel 2006 si è istituito sulla costa che confina con il comune di Fasano il Parco naturale regionale Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo, area protetta di elevato interesse naturalistico e paesaggistico. La caratteristica più peculiare del centro storico, che così tanto affascina i turisti, è l’imbiancatura a calce delle case fino ai tetti. L’uso, attestato sin dal Medioevo, deriva, oltre che dalla facile reperibilità della calce come materia prima, dalla necessità di assicurare alle viuzze e agli ambienti ristretti di impianto medievale una maggiore luminosità, data dalla luce sia diretta che riflessa. Come già detto, questo costume ha rivestito anche un ruolo importante storicamente nel XVII secolo, quando l’imbiancatura a calce fu l’unico modo per evitare che la peste dilagasse nella cittadina ed il contagio aumentasse sino a portarne la distruzione. Questo uso fa sì che Ostuni sia denominata spesso Città Bianca o Città Presepe, ed è una caratteristica che la rende riconoscibile e indimenticabile ai visitatori.

Monumenti e luoghi di interesse

Architetture religiose Nel centro storico di Ostuni vi sono le seguenti chiese:

    • Il rosone della Concattedrale
    • La Concattedrale
    • La chiesa di San Vito Martire
    • La Concattedrale di Ostuni, posta alla sommità del colle più alto, fu iniziata nel 1435 e completata tra il 1470 e il 1495. Ha una bellissima, caratteristica facciata di tarde forme gotiche, tripartita da lesene. La parte centrale termina con un timpano formato da due archi inflessi, le ali con due mezze lunette; timpano e lunette hanno un bellissimo coronamento gotico, che si prolunga sui fianchi e attorno al transetto, di archetti trilobi a profilo seghettato su mensole scolpite. La facciata è aperta da tre eleganti portali ogivali (nella lunetta di quella mediano, bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino in gloria) sormontati ciascuna da una rosa, di cui quella centrale a 24 raggi, notevolissima per dimensione e ricchezza d’intagli. Altre belle rose sono nelle testate del transetto. L’interno, a croce latina a tre navate su colonne, è rifatto in ariose e solenni forme settecentesche, con soffitto piano dipinto e belle cappelle barocche (presso l’ingresso, colonna della costruzione primitiva). Al termine della navata sinistra è un altare in legno del 1734 con busti dei santi Oronzo, Biagio e Agostino. Nell’abside coro in legno di noce riccamente intagliato (XVII secolo). Nella navata destra sepolcro del vescovo Filo (1720) e nell’ultima cappella c’era una Madonna col Bambino e Santi, di Jacopo Palma il Giovane (trafugata). L’Archivio capitolare possiede oltre 200 pergamene dal 1137.
    • il monastero delle Carmelitane, del Settecento, a cui è annessa la barocca chiesa di San Vito martire (nota anche come Santa Maria Maddalena), del 1750-1752, dalla fastosa facciata curvilinea con fastigio spezzato, ricco finestrone centrale e cupola a mattonelle policrome. All’interno notevoli il pulpito ligneo del ‘600, il monumento funebre di Cono Luchino Del Verme (1747) e i sontuosi altari barocchi di Francesco Morgese (1763), le cui tele, opera di Domenico Lettieri (1760) sono conservate nell’adiacente Museo di Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale.
    • la chiesa di San Giacomo di Compostela o dei Santi Cosma e Damiano, eretta nel 1423; dell’originaria costruzione conserva nella facciata l’architrave del portale e il soprarco ogivale scolpito, e una finestra ornata nell’abside.
    • la chiesa di San Francesco d’Assisi, di fondazione medievale, ma con facciata del 1882: nell’interno settecentesco conserva in controfacciata il dipinto Mosè che spezza le tavole della legge (scuola di Luca Giordano), le statue lignee dell’Immacolata di Giacomo Colombo (1719) e di Sant’Agostino (XVIII secolo) e il busto di San Giuseppe col Bambino Gesù (scuola napoletana del Seicento) e di San Giuseppe;
    • la chiesa dello Spirito Santo (1637) ha un bel portale rinascimentale con bassorilievi attribuibili al XV secolo, di gusto ancora tardogotico: nella lunetta, Dormitio Virginis; nel timpano, Incoronazione di Maria e Annunciazione. All’interno, Madonna col Bambino e i santi Elisabetta, Anna e Gioacchino, dipinto di Fra’ Giacomo da San Vito.

Nella parte moderna dell’abitato si trovano:

    • la chiesa dei Cappuccini (o Santa Maria degli Angeli) del 1585, nella quale si conserva una bella tela di scuola napoletana del ‘600;
    • la chiesa dell’Annunziata, eretta nel 1196 e trasformata in stile barocco dai frati Riformati nel 1668; nell’interno, da notare una cappella della navata d. con crociera affrescata nel XVI secolo (Dottori della Chiesa); coro ligneo cinquecentesco con pannelli a bassorilievo (Annunciazione e i Santi Francesco e Antonio). La Deposizione di Paolo Veronese (1570), trafugata nell’ottobre del 1975, è stata recuperata nel marzo del 1977; l’Annunciazione dell’altare maggiore è di fra’ Giacomo da San Vito; la Natività di Maria è attribuita a Corrado Giaquinto. In sagrestia Ultima Cena di Barnaba Zizzi.

In collocazione più periferica:

  • la chiesa di Santa Maria la Nova, a km 1.5 in direzione di Carovigno, a sinistra della strada, eretta nel 1561, con portale ogivale, un occhio e coronamento ad archetti, sorge all’ingresso d’una grotta naturale, con tracce d’affreschi del XII-XV secolo (Cristo, la Vergine, San Giovanni Battista);
  • il santuario di Sant’Oronzo, situato in una conca tra due speroni delle Murge, fu eretta nella seconda metà del ‘600 davanti a una caverna ove il Santo avrebbe trovato rifugio. A sinistra della chiesa si sale per una scalinata a una fonte intermittente ritenuta miracolosa;
  • la chiesetta di San Biagio in Rialbo, del XII secolo, presso la masseria Pizzicucco, di difficilissimo accesso, con una grotta naturale (tracce di affreschi bizantineggianti).

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